Per superare momenti umorali particolari, per lasciarsi scivolare pressioni psicologiche piovute addosso inaspettate, insomma, per sfuggire quella latente insoddisfazione di una vita che sì ti ha dato tanto ma non proprio quello che volevi (eterni incontentabili...), non c'è niente di meglio di una passeggiata. Ma scegliere un itineraio che ti porti lontano dalla meditazione e dai pensieri è difficile. Quindi, perchè non ritornare sui passi del tempo? Simulare per pochi istanti abitudini acquisite in passato e cadute nell'oblio del dimenticatoio. Una grande città è terapeutica per raggiungere questo scopo. E quindi portarsi a ripercorrere strade note trasformate dal tempo. Così per un paio di ore scarse ho ricalpestato i miei passi di venticinque anni fa, simulando (o credendo di farlo) il mio girovagare giovane prima e dopo la scuola. E passando davanti a una pasticceria mi sono rivisto acquistare una sfogliatella. Era una abitudine consolidata, quella. Almeno una volta alla settimana. Pochi passi e anche stavolta la pasticceria apparteneva al passato. Ma mi sono fermato. Avevo percepito, dietro la vetrina, una presenza. Riguardandola, la vetrina, notavo che nulla era cambiato nella scritta serigrafata su di essa. E apparentemente anche l'interno pareva lo stesso. I passi mi hanno guidato all'interno, dove ora trovavo una vecchina, la percezione di pochi istanti prima. Che guardava, dietro il vetro, la gente passare frettolosa. Ho chiesto, quindi, la "solita" sfogliatella. E mentre venivo servito, alla vecchina dallo sguardo sospettoso ho detto che erano venticinque anni che non entravo li dentro a prendere quella sfogliatella. Mi ha sorriso con un sorriso di quelli amorevoli e materni che avevo dimenticato come fossero fatti, e mi ha ringraziato. Ed io sono uscito dalla bottega contento che questa mia giornata, con questa semplice avventura, non fosse andata perduta.